Frequenti casi di bullismo: scuola e famiglia sotto accusa

Il messaggio proposto dalla scuola insieme a tutte le forze sociali
Anna Lisa Polistena - Maverick Di Presa

Gravi episodi di bullismo hanno riportato l'attenzione di media ed opinione pubblica su un fenomeno da sempre presente tra i giovani adolescenti.
Insulti verso coetanei extracomunitari, atti di violenza verso disabili, sberleffi a coetanei che non vestono griffati, aggressioni filmate e mandate in rete sono gli atti più diffusi con cui il bullismo odierno si sta tristemente manifestando.
I principali criteri che la comunità scientifica utilizza per demarcare il bullismo sono l'esistenza di uno squilibrio nel rapporto di forza tra le persone e l'intenzione di arrecare danno al più debole.
Il 22% delle vittime ha meno di 14 anni e gli adulti si chiedono come individuare le giovani vittime che, molto spesso per paura, non chiedono aiuto spontaneamente.
Tra i segnali più evidenti la vittima del bullismo manifesta: ansia, malinconia, disturbi psicosomatici, calo del rendimento scolastico.
Egli è anche soggetto a ricezione di chiamate anonime o fa richieste ingiustificate di denaro a familiari ed amici.
Dobbiamo riflettere sul fatto che il nostro paese detiene il primato dei casi di bullismo in Europa, e che il 27% delle aggressioni si verificano a scuola, luogo da sempre ritenuto privilegiato per l'acquisizione delle regole per la convivenza civile, per la crescita culturale e umana dei ragazzi, luogo di incontro e confronto.
Oggi, addirittura, si accusa la scuola di essere diventata un ambiente non educativo, dove educatori ed insegnanti non educano e nemmeno esercitano la sorveglianza cui sarebbero tenuti.
È la scuola che non è all'altezza del proprio compito?
O la scuola da sola non può controllare e smantellare questo fenomeno?
Molti sociologi e psicologi affermano, infatti, che le radici del bullismo si devono ricercare nel contesto familiare connotato dall'impoverimento di valori e spesso non contrassegnato da regole, senza dimenticare che la TV e Internet (sempre più spesso babysitter a tempo pieno e a basso costo) diffondono e amplificano scene, comportamenti, atteggiamenti e notizie di violenza e sopraffazione che inevitabilmente i giovanissimi acquisiscono come modelli da emulare.

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